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29 Gen

La bellezza degli angeli

L’angelo custode.

Ognuno di noi ha un proprio angelo custode, che ci protegge e custodisce, accompagnandoci in questo fantastico viaggio che è la vita. Ma chi sono esattamente, ve lo siete mai chiesti? Per definirli, quale passo migliore del Compendio del CCC, 60 che recita:” Sono esattamente come creature spirituali, esseri dotati di intelligenza e volontà superiori i quali, contemplando Dio faccia a faccia, lo glorificano e, Lo servono e sono al contempo i suoi messaggeri nel compimento della missione di salvezza per tutti gli uomini, oppure il bellissimo passo tratto dal Salmo 103,20:”In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio, Per il fatto che vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”. Anche Sant’Agostino, diceva di loro a riguardo:”Angelus, officii nomen est…non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus… ovvero, La parola “angelo” designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo». Figure così intrise di fascino e carica energetica insomma, da essere raffigurati da molti artisti e pittori dal passato illustre. Fra gli episodi delle Sacre Scritture più evocati nella storia dell’arte, vi è in particolare la Cacciata dal Paradiso terreste.

La bellezza degli angeli-2Abbacinante fulgore.

Nella stupenda incisione del 1827, eseguita da John Martin per illustrare il Paradiso perduto di John Milton, l’arcangelo Gabriele appare in tutto il suo abbacinante fulgore, avvolto in una luce che quasi ipnotizza lo spettatore. I bagliori che emana il suo corpo, filtrano attraverso l’apertura di una roccia che circonda il Paradiso terrestre, da cui poi usciranno Adamo ed Eva ormai macchiati a vita dal peccato originale. Singolare, in tal proposito, la scelta di Tiepolo per descrivere la condanna degli angeli ribelli. Un avvincente e spettacolare duello, con l’arcangelo Michele ad affrontare da solo e senza paura, i suoi nemici che con le loro ali di pipistrello, le code di rettile, la capigliatura nera e le forme goffe e disarmoniche, si differenziano dai buoni. Inserito in un contesto sicuramente più pacato, l’angelo che raffigurò Camille Corot nel 1835, riportando su tela la scena dell’incontro tra l’entità divina ed Agar. Raffigurato in un volo come una grande colomba bianca ed in tutta la sua eleganza, l’angelo plana sul deserto per soccorrere la donna disperata per le sorti del figlioletto e consegnarle un messaggio confortante inviatole da Dio. Una figura affascinante insomma, rappresentata sempre in tutto il suo stile e la sua eleganza, sia che si presenti al cospetto del Padre, sia al più suo umile servitore perchè è custode prezioso di un messaggio importante, giunge in “rappresentanza” di qualcuno che in quel momento non può essere presente ma vuole ricordarci in ogni momento la sua vicinanza.

La bellezza degli angeli-3L’abbigliamento delle figure angeliche.

L’abbigliamento delle figure angeliche, ha subito nel corso del tempo, notevoli varianti dovute ad una molteplicità di fattori; dal lento e progressivo ingresso della moda nel corso dei secoli ma anche, per esempio, dalle tradizioni culturali e addirittura dal sesso. L’abbigliamento angelico più diffuso, è sicuramente quello del XV secolo che rappresentava la figura dell’angelo in modo classico ovvero con dalmatica e pallio, una tunica con o senza maglie, ricoperta da un piccolo manto fissato sulla spalla sinistra. Tali indumenti, rappresentano una vera e propria “divisa” per le figure angeliche, prima ancora che l’iconografia li dotasse di ali, precisamente verso la fine del IV secolo. Quest’ultima esigenza, nasce da intuizioni e teorie che sostenevano che l’angelo avrebbe dovuto distinguersi dalla Trinità e dai mortali. Ciò portò i teologi ad attribuirgli un corpo leggero, etereo, paragonabile all’acqua ed al fuoco.

La bellezza degli angeli-4Angeli cavalieri.

Tali idee, permisero poi a Tertulliano di affiancare questa entità agli spiriti che venivano appunto rappresentati con le ali che garantivano loro di coprire distanze lunghe, in tempi ridotti. Rivestire gli angeli, dunque, era importante perché erano considerati come ambasciatori della “corte divina”. Ecco spiegato perché nel Medioevo, esisteva uno stretto collegamento tra gli angeli ed i monaci circestensi che furono chiamati “angeli cavalieri” perché avevano la funzione di mediatori tra il cielo e la terra. Nell’iconografia angelica, prevale soprattutto la figura di angelo maschile anche se intorno al 1350, ad essa , si affianca ben presto anche l’immagine al femminile, a cui di conseguenza si affianca un abbigliamento ancora più raffinato e ricco, capace di plasmarsi su delle forme più sinuose. Suggestiva, tra le tanti immagini proposteci nel corso dei secoli,quella dell’angelo in vesti militaresche. Quando veniva illustrato il Dio degli eserciti, il suo braccio destro veniva raffigurato con la “clamide, un mantello di origine greca. Esempio lampante, è l’arcangelo Michele, da sempre rappresentato con armature sassoni sia dalla tradizione romana che da quella bizantina.

La bellezza degli angeli-5Ordini angelici.

Gli ordini angelici riconosciuti oggi, sono esattamente nove: Serafini, Troni e Cherubini che partecipano alla trascendenza divina; Principati, Arcangeli ed Angeli che sono i custodi dell’umanità e infine, Dominazioni Virtù e Potestà che sono incaricati di ricevere gli ordini per il mondo, oltre a combattere il demonio. Come già anticipato prima nel dipinto di Corot, è ricorrente l’immagine degli angeli luminosi i quali, come stelle, illuminano la strada dei fedeli. Da qui, la scelta di raffigurarli con una veste bianca, colore che meglio di qualunque altro è simbolo di purezza e luminosità e che si fa più intenso, fino a diventare rosso fuoco (come nel caso dei Serafini), tanto più l’entità divina si avvicina a Dio. Si arriva, infine, alla pittura del Rinascimento ed al neopaganesimo dilagante che ha sminuito quella figura così soave ed immacolata, riducendola a corporeità sensuale come si evince dai putti nudi e dagli amorini le cui loro teste paffute, svuotano di significato il ruolo “anghelos”, messaggero o intermediario tra il cielo e la terra, presente in quasi tutte le religioni e le culture del mondo (dalla Cina all’Egitto) ma anche nella mitologia greca e assiro babilonese, per esempio. Una figura ricca di fascino, elegante, che la moda di oggi vuole restituirci in tutta la sua accezione classica, cancellando quella sorta di “damnatio memoriae” che la pittura del XV-XVI secolo aveva provato ad attuare, riportandola su tela in un modo più “laico”.

Pasquale De Falco

Staff
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